
BOLOGNA – Professionisti di TANGO argentino è un anno che si impegnano per
lanciare la loro sfida: portare le persone cieche nelle “milongas” (sale da
ballo) a ballare il tango. Un progetto che dopo un complesso percorso di
incontri, confronti, sperimentazioni, è stato presentato ufficialmente sabato
21 febbraio alle 17 nella sede dell’Istituto Cavazza di via Castiglione.
Tutto, dunque, è pronto per trasformare il sogno delle tanguere bolognesi
Bruna Zarini e Gaby Mann nella realtà del primo corso nazionale di tango
argentino per ciechi e ipovedenti, grazie alla collaborazione dell’Unione
Italiana Ciechi di Bologna. È stato il destino a convincere Bruna Zarini, insegnate di tango da dieci
anni e Gaby Mann, creatrice di abiti da tango e appassionata del ballo
argentino, che era giunta l’ora di dare una svolta al loro modo di vivere il
tango. La scorsa estate Bruna riceve per la prima volta alcune richieste di
partecipazione ai suoi corsi da parte di persone cieche e, contemporaneamente,
Gaby in Canada si ritrova per caso a ballare con un bravissimo tanguero non
vedente. Le perplessità di Bruna trovano così inaspettatamente risposta nell’
esperienza vissuta all’estero da Gaby. E il desiderio di far entrare i ciechi
nel mondo espressivo del tango, di crescere insieme, diventa la loro missione.
“Abbiamo sentito l’esigenza di andare oltre spiegano le due ideatrici del
corso di avvicinarci all’essenza del tango; avevamo voglia di cercare sempre di
più l’interiorità di questa arte e abbandonare un po’ la sua esteriorità, oggi
sempre più forte”. Un percorso per dare risposte a se stesse e agli altri: “Il
tango è per eccellenza la forma di comunicazione non verbale più bella, più
intensa raccontano è nella magia del suo abbraccio stretto, intimo, naturale
che crediamo i ciechi possano lasciarsi andare”. Subito ha creduto nel progetto
il musicista bolognese Massimo Tagliata, che ha spalancato loro una finestra
sul mondo della cecità: “Lui non vede con gli occhi spiega Bruna ma con tutti
gli altri sensi e ci ha aiutato a studiare il giusto approccio con i nostri
futuri allievi ciechi”. E sarà lo stesso Tagliata a dare un contributo al corso
con le sue lezioni di musicalità. È stato lungo il viaggio che le ha portate a
definire il metodo di insegnamento più adatto. Si sono cimentate nelle cene
sensoriali al buio, hanno bendato volontari durante le lezioni per capire come
spiegare i gesti con le parole e il tatto, fino ad arrivare a costruire un
sodalizio artistico con un gruppo di sei ballerini esperti che affiancheranno
la maestra Bruna in sala.
Il primo iscritto c’è già. È il presidente dell’Unione Ciechi di Bologna,
Egidio Sosio, che ha messo a disposizione per il corso una sala dell’Istituto
Cavazza: “È una sfida importante. osserva. Per i ciechi è difficile uscire da
un mondo fatto di tante piccole sicurezze quotidiane; ogni novità comporta una
forte messa in discussione di sé , spiega. Il tango potrebbe essere una bella
occasione di apprendimento e un’ottima esperienza di socializzazione”.
(Micaela Romagnoli Pioniere, Corriere di Bologna articolo del 18/02/2009)
FOTO: Lo Staff del Tango per Ciechi e Ipovedenti
PERCHE' UN CORSO PER I CIECHI - Vi chiederete come mai un corso di tango argentino per non vedenti L'idea e' maturata nel corso di quest'anno dopo aver ricevuto alcune telefonate da parte di persone non vedenti che chiedevano se potevano accedere ai corsi di tango. Successivamente, la mia amica e collaboratrice Gaby Mann, di ritorno da un viaggio in Canada, mi ha riportato l'esperienza di un maestro che ha attivato corsi di tango argentino per non vedenti. Da qui l'idea ha preso corpo ed assieme abbiamo deciso di dar vita a questo progetto. La cosa mi ha da subito affascinata, l'insegnare un ballo cos� tanto "sensoriale" mi permettera' di entrare in un mondo dove ci si puo' esprimere ad occhi chiusi, dove nulla e' filtrato dalla vista e dall'estetica, elementi che talvolta possono "contaminare" un lavoro di comunicazione corporea e non verbale. Molte ballerine vedenti ballano ad occhi chiusi per assaporare appieno la magia di un tango ... pu' impegnativo invece e' per chi guida i movimenti perche' deve vedere dove "mette i piedi", ma cio' non e' impossibile, alcuni ballerini piu' esperti a volte chiudono gli occhi in pista. Insegno tango argentino da dieci anni e spesso mi e' capitato di far chiudere gli occhi agli allievi costringendoli in questo modo a mettere l'attenzione su altri sensi; chi accentra tutto il suo apprendimento sul visivo e sull'emulazione tralascia spesso il "sentire" e "l'ascoltare". L'esperienza e' quasi sempre stata positiva ma cio' che ho riscontrato maggiormente e' stato il disagio dovuto dal senso di disorientamento. Partendo da questo e adottando un metodo che antepone innanzitutto l'attenzione alla gestione degli spazi e all'orientamento nello spazio si dovra' lavorare sull'equilibrio e sul trasmettere la postura di un tango che sara' espresso in un abbraccio chiuso, per aver cosi' l'opportunia' di intendersi con maggior precisione e piacere. La sensazione dovra' essere quella che a ballare sia un corpo con quattro gambe. Il tango si puo' ballare ad occhi chiusi quindi, con i dovuti accorgimenti, lo possono imparare e ballare anche i non vedenti. Sono certa che quest'esperienza sara' motivo di grande accrescimento personale per tutti.
(Bruna Zarini)
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